...'È tále e quále in Paradise

 

 È una legge di vita, è così e sarà sempre così: l'essere umano è curioso di conoscere tutto ciò che ancora non ha avuto modo di conoscere. Chi non ha mai accarezzato l'idea di sapere cosa accade dopo la morte,di cosa avviene al nostro corpo e alla nostra anima, sempre se crediamo di averne una, dopo che si chiudono gli occhi per "l'eternità", per quella stessa eternità che la nostra mente non riesce neanche a concepire? Ed è proprio questo il tema che si prende in analisi in questa commedia ad atto unico, nella quale si cerca di dare una spiegazione o comunque di stilare una propria teoria su ciò che avviene dopo. Le tre "istanze", se così potremmo mai definirle, Paradiso, Purgatorio, Inferno, sono il luogo nel quale non si può far altro che trascorrere quell'eternità caratterizzata dall'assenza di tempo e leggerezza dell'anima. Nella commedia si intende far emergere il fatto che non sia la vita del defunto a concludersi, ma che è proprio la vita del defunto ha un proseguo identico alla vita terrena, con gli stessi meccanismi e con le stesse abitudini che erano tipiche in Terra. "La vita continua" sono le parole che vengono dette ai cari del defunto, proprio nel momento del decesso, ma forse non è ancora chiaro che quelle parole non sono rivolte ai vivi, o meglio non sono loro i soggetti di quella frase, ma lo è il defunto stesso che nonostante pare essere andato via per sempre, in realtà ha solo cambiato luogo nel quale trascorrere i suoi giorni infiniti. Il raggiungimento dell'infinito è il compito ultimo di ogni uomo che cerca la salvezza. Ma chi mai è degno di poter consegnare la salvezza ad un uomo? Ecco che ironicamente ma con un velo di amaro sarcasmo che cerca di configurarsi come un'aspra morale, come è tipico delle commedie di Aldo Solito, si cela il mistero e la risposta che magari tutti vorremmo sentirci dire, e alla quale farebbe bene crederci. Tutti e proprio tutti, indistintamente, siamo chiamati a salire in Paradiso, ed è lì poi che solo e soltanto l'Onnipotente può dare un giudizio,anzi, solo l'Onnipotente deve dare necessariamente un giudizio. Neanche la figura più importante, come potrebbe essere quella di San Pietro, ha la facoltà di giudicare chi in Terra è stato un uomo, proprio come lui. Non l'ateismo, ma la vera credenza nella salvezza e nell'eternità sono i temi centrali di questa commedia. La consolazione che perviene da questa commedia è che ci si può consolare con l'idea che nulla cambi, che nessun meccanismo venga invariato o spostato, che nessun ordine delle cose presenti nella vita terrena subisca un cambiamento. Si prosegue solo la propria vita in un luogo differente che ha dimensioni differenti, ma con gli stessi meccanismi, gli stessi dialoghi e le stesse sensazioni e pensieri tipici della Terra. Un elemento cambia radicalmente, nonché la concezione di tempo che ora viene completamente a mancare, in attesa dell'unico e sovrano giudizio possibile, nonché quello di Dio.


Aldo Solito




ATTORI / INTERPRETI

  • Chiara Vinci                                        Genoveffa
  • Tobia Orzio Pica                                 Vincenzo
  • Angelo Solito                                      Catello
  • Sergio Tersigni                                   Pio
  • Aldo Solito                                          San Pietro
  • Francesco D'Alò                                 Peppino
  • Franco Boccuni                                  Rocco


 Regia: Aldo Solito
 Direttore di scena: Rosanna D'Alò
 Scenografia: Aldo Solito, Angelo Solito 
 Fotografia: Nicola Carpignano                                              

La commedia è stata premiata al concorso "Siamo in scena il Giovedì" come MIGLIOR SPETTACOLO


                                                                                                                   

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