Giovanni avendo perso la moglie si trova a combattere con la solitudine, quella solitudine che non riesce a sconfiggere perché è solo pur avendo quattro figli. Una volta ammalato e allettato Giovanni riceve dai suoi figli ancora più solitudine e amarezza, in quanto decidono di affiancargli una badante piuttosto che prendersene cura personalmente. Giovanni è speranzoso di ricevere almeno un’ora al giorno di compagnia, di amore, di affetto e consolazione, ma viene profondamente deluso e la sua solitudine aumenta sempre più. La speranza di Giovanni è che il cuore non cessi mai di battere, anche dopo la morte, così cerca di entrare nella vita dei propri figli, pur essendo morto, lasciandogli un’eredità morale piuttosto che materiale. Tale eredità ha uno scopo educativo oltre che comunicativo, perché Giovanni vuole far capire ai suoi figli cosa è stato l’ultimo periodo di vita, caratterizzato dalla consapevolezza di dover morire e dalla solitudine e in che stato morale e psicologico ha dovuto affrontare tutto questo. L’obiettivo di Giovanni è di riuscire a riunificare la famiglia e a far si che i suoi figli si ravvedano delle proprie scelte di vita per tornare ad essere compatti tra di loro e comprendendo soprattutto i propri errori. È desiderio comune che dopo la morte il proprio cuore continui a battere nelle persone che si sono amate, sentendo dire magari un “mi manchi”.
ATTORI / INTERPRETI
- Rosanna D'Alò Maria
- Sergio Tersigni Giovanni
- Aldo Solito Nicola
- Donatella Zingarello Ninetta
- Chiara Vinci Checchina
- Angelo Solito Luigino
- Tobia Orazio Pica Pasquale
- Elena Resta Graziella
- Michele Basile Fernando
- Noemi Berardi Domenica Allegra
- Elisa Curcio Nicoletta
Regia: Aldo Solito
Direttore di scena: Francesco D'Alò
Scenografia: Angelo Solito
Fotografia: Nicola Carpignano

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